424

La mia bambina si addormenta in una maniera che è tutta sua, forse davvero unica al mondo. Non è forse questo che pensa ogni papà? Perlomeno io sì, quando la vedo toccarsi i capelli lentamente, con una sola mano a palmo all’insù, accompagnandosi al sonno con un movimento dolce e ripetuto più volte. Sempre lentamente, con quattro dita e il pollice appena appena largo rispetto alle altre dita, continuare per ore, fino al naturale sfinimento che una giornata intensa porta con sé. Io e Grazia l’abbiamo accompagnata così a dormire già centinaia di volte, ben 424 per essere precisi nel momento in cui inizio a scrivere – escludo i sonnellini pomeridiani o mattutini e tutte le volte in cui lo fa solo per segnalarci che è stanca.

Mi piace quindi fermarmi a guardarla e pensare che sia un gesto tutto suo, che ha ripreso quasi per una ben concepita complicità genetica impossibile da cogliere altrimenti. Io stesso per lungo tempo l’ho fatto da bambino e, ancora oggi, nel dormiveglia mi trovo a ripeterlo. E’ così, mi accorgo che sono papà.

Proverò a raccontarla in questo modo, con questi piccoli spazi narrativi scoperti per caso e per volontà di creare qualcos’altro insieme, partendo da queste nostre intese più o meno esplicite che mi svelano il mio nuovo ruolo giorno per giorno. Da 424 giorni a questa parte, per essere precisi.

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